490 Sicily - 13 August 08 by RoCam on Flickr.
Museum Ladin de Fascia
Vigo di Fassa (Trento)
Museo Ladin de Fascia
Vigo di Fassa (TN)
http://www.istladin.net
The headquarters of the Ladin Museum houses the collections of ethnographic Ladin Cultural Institute, dedicated to different aspects of Ladin civilization: prehistory, productiv activities, institutional organization, the forms of civil and religious rituals, beliefs and traditions, historical dynamics to the transformation marked by the advent of mountaineering and tourism.
La sede del Museo Ladino ospita le collezioni etnografiche dell’Istituto Culturale Ladino, dedicate ai diversi aspetti della civiltà ladina: la preistoria, le attività produttiv, l’organizzazione istituzionale, le forme della ritualità civile e religiosa, le credenze e le tradizioni, le dinamiche storiche fino alla trasformazione segnata dall’avvento dell’alpinismo e del turismo.
Bormio - Christ Sunday - San Vitale - 1196
A nude Christ with the tools to work around that Sunday should not be used … is the “Bible of the poor” especially in the mountains had to approach the language and customs of people’s lives.
San Vitale contains raw jewelry of excellent workmanship. Bormio more, the old town and its vicissitudes of ancient ancestry, is one of the most charming villages in the Alps.
———
Bormio - Cristo della Domenica - San Vitale - 1196
Un Cristo nudo con attorno gli attrezzi di lavoro che la domenica non dovevano essere utilizzati… è la “Bibbia dei poveri” che soprattutto in montagna doveva avvicinarsi al linguaggio e alle consuetudini di vita delle persone.
San Vitale contiene gioielli grezzi di ottima fattura. Bormio in più, il centro storico e le sue vicissitudini, di antichissima ascendenza, è tra i borghi più affascinanti delle Alpi.
Crotone - murales nella città vecchia
Lucania 61
Carlo Levi
olio su tela, mt. 3,30x18,50
Matera, Palazzo Lanfranchi (sede del Centro “Carlo Levi)
I
l dipinto, scrive Franco Palumbo, “come uno schermo panoramico, racchiude la storia di Tricarico e del suo poeta Rocco Scotellaro, di Grassano e Aliano, luoghi di confino dello scrittore-pittore, e di Matera capitale della ‘cultura contadina’.
E’ un’opera di grande respiro emotivo, pregna di realismo esasperante […].
Nella sequenza pittorica si possono leggere ancora i richiami dei problemi irrisolti del Mezzogiorno”.
Attraverso le varie parti che costituiscono il grande dipinto vediamo riprodotti e illustrati i luoghi, i personaggi e le immagini care al pensiero leviano. Non a caso il dipinto è stato considerato come una “metafora” delle genti di Basilicata.
La grande tela è composta “da cinque pannelli: il primo, più grande, ha sei metri di base, gli altri quattro hanno una base di tre metri ciascuno. Sulla sinistra è rappresentata una scena del Lamento funebre per Rocco Scotellaro, che riprende fedelmente il quadro omonimo dipinto tra il ‘33 e il ‘34. La seconda scena è costituita dalle case di un paese che è sostanzialmente un «Sasso». Spostandosi verso destra, si vede una donna con un bambino con il costume di Pisticci, alcuni bambini, contadini che tornano dai campi, Rocco attorniato dalla sua gente e da fratelli d’anima (come Saba), e infine figure di disoccupati. Il grande poema pittorico risponde in buona parte al progetto che Carlo ha da tempo di una storia del Sud negli ultimi vent’anni. Storia di miseria, di abiezione, di dignità, di lotta, di resurrezione: dalla quale sembra levarsi più forte l’ammonimento degli anni e il lutto fatto di pudore e amarezza, portato ad una civiltà che si va dissolvendo e per un’Italia che si dà un altro volto in attesa di un futuro migliore”, cit. tratta da Gigliola De Dovuto e Sergio D’Amaro, Un torinese del Sud: Carlo Levi, Baldini & Castoldi editori, Milano, 2001, p.275.
LE 7 STUFE
«L’idea di queste stufe mi è balenata a Leningrado quando visitai il Palazzo del Barone Stigliz.
Nei sotteranei vi erano allineate una dozzina di grandi stufe settecentesche coperte di mattonelle di maiolica.
Sono tornato a Santarcangelo con la voglia di ricreare, assieme a un gruppo di artisti, delle presenze altrtettanto suggestive.
E così è stato.»
Tonino Guerra
THE 7 STOVES
“The idea of these stoves I flashed in Leningrad when I visited the Palace of Baron Stiglitz.
In the underground there were lined up a dozen large eighteenth-century stoves covered with majolica tiles.
I went back to Santarcangelo with the desire to create, together with a group of artists, attendance altrtettanto suggestive.
And so it was. “
Tonino Guerra
I had a dream. A strange dream. I dreamed that I took a ship. Boarding I asked the “ticket.” How much does it cost?, I ask, and pull out the portfolio of banknotes. “A thousand Euro.” But how, it costs eight hundred?, I make myself. “No, a thousand.” “I have only eight hundred, take them.” “A thousand, not a penny less! Otherwise go down, and soon.” I‘m angry, “Look, I‘m like,” I say this for your sake, take the eight hundred that you do, otherwise I wake up, poor you, and you lose them. “
—-
Ho fatto un sogno. Un sogno strano. Ho sognato che prendevo una nave. All’imbarco mi viene chiesto il “Biglietto!”. Quanto costa?, domando io, e tiro fuori dal portafoglio delle banconote. “Mille Euro”. Ma come, non costa ottocento?, gli faccio io. “No, mille”. “Ne ho soltanto ottocento, prendile!”. “Mille, neanche un centesimo di meno! Altrimenti scendi; presto!”. Io mi sono arrabbiato: “Senta, gli faccio, “Lo dico nel tuo interesse, prendi gli ottocento che ti do, altrimenti mi sveglio, povero te, e perdi anche queste!”.
Murals in Borgo San Giuliano in Rimini
Design of Federico Fellini
——
Murales nel Borgo San Giuliano a Rimini
Disegno di Federico Fellini
Cibiana di Cadore
Door of the Bibliotheca Hertziana true temple of art history, located in the magnificent Palazzo Zuccari, to the Spanish Steps in Rome.
Portone della Bibliotheca Hertziana, vero tempio della storia dell’arte, situata nel magnifico Palazzo Zuccari, a Trinità dei Monti a Roma.
L’ora dè nèsc véies
Canazei (Trento) - La piazza principale (Piaz Guglielmo Marconi), dal 2008, accoglie un originale orologio a cucù. L’ora dè nèsc véies (“L’orologio dei nostri vecchi”, in ladino), divenuto da subito un autentico catalizzatore di curiosità, specie alle ore 11 e alle 17, quando si resta stupiti dal movimento dei personaggi lignei che “ballano” a suon di musica. Il cucù, di notevoli dimensioni, è stato installato sulla facciata di un edificio storico, presente fin dal 1800 nella piazza del paese.
http://www.youtube.com/watch?v=ONPmlUGAr0I